Alcuni articoli scritti da me su tematiche di cui mi occupo
Quando si parla di ADHD si pensa a un bambino o ad un adulto molto distratto e che perde spesso la concentrazione. Questo è vero in parte, perché in realtà quello che accade è che l’attenzione varia in base all’attività che la persona sta svolgendo. Se l’attività piace molto, chi è ADHD può sperimentare l’iperfocus, ovvero una fase in cui l’attenzione selettiva è molto intensa e il focus sull’attività viene mantenuto anche per ore consecutive, perdendo la cognizione del tempo e talvolta dimenticandosi di soddisfare anche dei bisogni primari come bere e mangiare. Se l’attività non è abbastanza interessante per il soggetto ed è un dovere più che un piacere, l’attenzione è discontinua e chi ha un funzionamento ADHD fatica a rimanere concentrato anche per pochi minuti. Le facili distrazioni si verificano specialmente durante compiti che richiedono molta concentrazione e impegno mentale.
L’attenzione nell’ADHD è quindi disregolata e dipende dai livelli di dopamina nel cervello. La dopamina è quel neurotrasmettitore che, se presente a livelli giusti, motiva anche nei compiti più difficili o meno piacevoli. Di solito nelle persone ADHD i livelli di dopamina sono bassi e quindi si perde facilmente la motivazione per le attività che si fanno. Chi è ADHD sperimenta un calo nella motivazione anche rispetto agli hobbies scelti qualche mese prima.
Per innalzare i livelli di dopamina nel cervello, chi è ADHD mette naturalmente in campo strategie come ascoltare la musica preferita e fare movimento, per esempio può essere meno pesante fare le faccende domestiche se si ascolta una playlist personale o ci si concentra meglio nello studio e nel lavoro se prima si è fatto un po’ di sport. Questo perché fare attività che piacciono alza i livelli di dopamina, che rimangono alti anche successivamente e sarà quindi più facile mantenere la concentrazione anche in attività meno piacevoli.
RECAP
– nell’ADHD l’attenzione oscilla tra iperfocus e distraibilità a seconda del tipo di attività
– la dopamina gioca un ruolo fondamentale nella regolazione della motivazione
– per innalzare i livelli di dopamina può essere utile fare attività piacevoli come ascoltare la musica preferita e fare attività sportiva prima di iniziare un’attività meno piacevole per la persona.
La diagnosi di ADHD quando si è adulti può da un lato essere sconvolgente e dall’altro liberatoria.
Se si arriva all’età adulta senza che nessuno intorno si sia mai accorto di un problema di disattenzione e distraibilità o di iperattività/impulsività non significa che non ci possa essere l’ADHD, ma che forse nessuno fino a quel momento è stato in grado di indentificarlo o che l’adulto in questione abbia camuffato bene i sintomi, riuscendo a compensarli in autonomia con alcune strategie.
I compiti che si hanno da bambini sono solitamente relativi alla scuola e allo sport e spesso ad organizzare queste attività ci pensano i genitori, i quali controllano che i compiti siano fatti, che la cartella sia pronta con tutto il materiale e si preoccupano di far arrivare in orario il bambino agli impegni settimanali. Per questo motivo in diversi casi l’ADHD non viene diagnosticato in età infantile, oltre al fatto che per tanti bambini e adolescenti l’iperattività è prevalentemente mentale e non visibile come quella motoria.
Il percorso diagnostico da adulti con me prevede 4-5 incontri in presenza o online in cui viene svolta una raccolta anamnestica e un’indagine rispetto ai sintomi dell’ADHD considerando sia l’età infantile e adolescenziale, sia l’età adulta. Vengono somministrati diversi test per capire se si tratta proprio di ADHD o di un altro quadro diagnostico che potrebbe simularne i sintomi (come ad esempio un disturbo dell’umore o di personalità).
Vengono inoltre rilevate eventuali comorbilità, cioè la presenza di altre diagnosi in concomitanza all’ADHD, esplorando la sintomatologia relativa ai disturbi d’ansia, dell’umore, ossessivo-compulsivi e di personalità. Affinché la diagnosi sia completa di solito chiedo la partecipazione di un parente stretto ad uno o due colloqui, un parente che conosceva il paziente quando era piccolo, in modo da avere un secondo parere rispetto all’età infantile. Se non è possibile portare ai colloqui un genitore o uno zio si può invitare un fratello/una sorella o un ex insegnante delle elementari e medie. Se hai il dubbio di essere una persona con un funzionamento ADHD puoi contattarmi per fissare il primo appuntamento del percorso diagnostico, online o in presenza a Milano.
L’ADHD nella maggior parte dei casi si manifesta in modo diverso in base al genere.
Nelle bambine e nelle donne è più frequente un’iperattività mentale (mind wandering e overthinking) e una verbale (parlare tanto, passando anche da un argomento all’altro velocemente), mentre nei bambini e negli uomini l’iperattività è prevalentemente motoria.
Durante la scuola elementare e media le bambine arrivano raramente all’attenzione degli psicologi per una possibile diagnosi di ADHD, proprio perché la loro iperattività è nascosta, interna e la distraibilità è spesso vissuta senza disturbare in classe, magari disegnando sul foglio o pensando ad altre cose.
Solo ultimamente alcuni professionisti tra insegnanti, psicologi, psicoterapeuti e psichiatri si sono formati maggiormente sull’ADHD nelle bambine e nelle donne, riuscendo a captare in loro alcuni segnali della presenza di questa neurodivergenza.
Oltre a variare per il genere, l’ADHD varia anche da persona a persona, proprio come l’ansia, i disturbi dell’umore e altre diagnosi.
Alcune persone possono manifestare ansia sociale e temere molto il giudizio, altre sono molto socievoli e parlano senza problemi anche con gli sconosciuti, alcune persone sono molto disordinate, altre tengono la casa molto ordinata perché possono aver trovato delle strategie per categorizzare gli oggetti, per esempio suddividendoli in base al colore o allo scopo.
Alcune persone riescono ad addormentarsi entro mezzanotte la sera in settimana, mentre altre riportano di essere insonni e di addormentarsi alle tre del mattino.
Ci sono quindi differenze individuali e di genere quando si parla di ADHD, di conseguenza anche le strategie utili per compensare i sintomi possono variare da persona a persona.
Nella storia di una coppia possono avvenire dei tradimenti da parte di uno dei partner o da parte di entrambi. Il tradimento può essere accaduto solamente una volta, più volte o essere una vera e propria relazione parallela, che prosegue nel tempo e implica anche un coinvolgimento mentale.
Di fronte ai tradimenti le coppie possono reagire in maniera molto diversa: ci sono coppie che decidono di lasciarsi appena il tradimento viene alla luce, altre vivono un periodo di stallo per poi decidere di lasciarsi e altre ancora vedono il tradimento come un sintomo che qualcosa nella relazione è da sistemare e ci lavorano in terapia ritrovando nel tempo un nuovo equilibrio.
Di solito dopo che il tradimento viene scoperto cambiano diversi aspetti all’interno della relazione:
La fiducia è alla base di ogni rapporto, ma dopo un tradimento diminuisce drasticamente da parte di chi è stato tradito e per recuperarla ci vuole un po’ di tempo e molte rassicurazioni da parte di chi ha tradito. Per potersi rifidare di una persona è necessario sentire un reale pentimento e un reale dispiacere per il comportamento messo in atto e la volontà di rimediare e di non ripetere l’errore commesso. Comportamenti come minacce di andare via di casa o battutine rispetto alla terza persona non favoriscono questo processo di instaurare una nuova fiducia tra i partner.
Dopo un tradimento il tempo condiviso si riduce almeno nella prima fase; se la coppia non convive ci si vede di meno perché c’è un dubbio su cosa fare e se convive si fanno meno attività insieme anche se ci si vede tutti i giorni oppure uno dei due partner si trasferisce momentaneamente da parenti o amici. Le coppie che vogliono rimanere insieme potrebbero aumentare il tempo condiviso se emerge che il tradimento è accaduto perché la persona che ha tradito si sentiva sola e trascurata dall’altra. Il tradimento non ha giustificazioni, ma per arrivare ad un tradimento spesso si sono percepite delle mancanze e tra queste potrebbe rientrare il tempo vissuto più come individui singoli che come coppia.
Dopo un tradimento di solito il dialogo aumenta, anche se i modi di comunicare emozioni come la rabbia, la tristezza e la delusione possono essere poco costruttivi. Si parla cercando di capire le motivazioni per cui si è arrivati a tanto e si discute sulle possibili strade da intraprendere. Solo nel caso in cui ci si lascia subito ci può essere un taglio netto alla comunicazione.
L’intimità e la sessualità cambiano in modo drastico, solitamente perché dopo un tradimento il desiderio di avere rapporti cala così come quello di coccole e di dimostrare affetto. Questa è l’area che può subire peggioramenti in modo più duraturo nel tempo, faticando a riprendere un’intimità e una dimensione sessuale anche dopo diversi mesi o anni.
Anche il rapporto con le famiglie di origine può cambiare perché se vengono messe al corrente di ciò che è successo, i familiari potrebbero schierarsi ed essere iper-coinvolti, mentre se sono tenute all’oscuro del tradimento potrebbero comunque notare una maggiore freddezza tra i due partner facendo domande per capire come mai. Stessa cosa vale per gli amici, i quali, se sono in comune, potrebbero decidere di supportare la coppia così come di allontanarsi per non immischiarsi troppo o potrebbero prendere una posizione di schieramento.
Nel caso in cui i partner inizino un percorso di terapia di coppia l’obiettivo principale almeno all’inizio sarebbe quello di ripristinare la fiducia e il tempo di qualità insieme, così come migliorare il dialogo, mentre l’aspetto dell’intimità viene messo in secondo piano perché non è facile recuperare una soddisfazione sessuale se mancano fiducia e stima reciproche.
La terapia è utile sia nel caso in cui la coppia voglia continuare a stare insieme superando le difficoltà e il tradimento, sia se vi siano dei dubbi, ma anche nel caso in cui ci si voglia separare e serva un aiuto per gestire il rapporto di entrambi con i figli.
